Percorso critico

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Il percorso critico — sequenza di attività nel modello reticolare di un progetto con la massima durata complessiva dall'inizio alla fine; il ritardo di qualsiasi attività sul percorso critico comporta lo slittamento della data di conclusione del progetto. Il concetto di percorso critico è alla base dei metodi di pianificazione reticolare e di calcolo dei programmi, in particolare del metodo del percorso critico (CPM). Nella R&S e nei programmi ingegneristici complessi, il percorso critico viene utilizzato per stimare i tempi, i margini di tempo e per scegliere le misure di accelerazione (crashing, fast‑tracking)[1][2].

Definizione e proprietà

  • Percorso critico — il percorso di maggiore durata nel modello reticolare tra l'evento iniziale e quello finale. La sua durata complessiva è uguale al termine minimo raggiungibile del progetto date le dipendenze specificate[1].
  • Le attività sul percorso critico hanno un margine totale pari a zero; qualsiasi loro ritardo sposta il completamento del progetto[2].
  • In un progetto possono esistere più percorsi critici (ad esempio, in presenza di percorsi alternativi di uguale durata o a causa di calendari e vincoli). Si distinguono inoltre i percorsi quasi critici con un piccolo margine positivo[1].
  • La presenza di vincoli prescrittivi (scadenze, date fisse) può creare margini negativi, indicando una discrepanza tra il programma corrente e i vincoli assegnati[3].

Calcolo delle date precoci/tardive e dei margini

Il calcolo viene eseguito con passate diretta e inversa sulla rete (di norma nella notazione PDM/AON).

Passata diretta (date precoci):

  • per le attività iniziali: ES = 0 (o data di avvio da calendario);
  • per ogni attività j: ESj = massimo di EF dei predecessori;
  • EF = ES + d, dove d è la durata dell'attività.

Passata inversa (date tardive):

  • per le attività finali: LF è uguale al termine precoce dell'evento finale (durata complessiva del progetto);
  • per ogni attività j: LS = LF − d; LFj = minimo di LS di tutti i successori[3].

Margini (float/slack):

  • Margine totale (TF): TF = LS − ES = LF − EF — ritardo ammissibile dell'attività senza spostamento della data di fine progetto.
  • Margine libero (FF): FF = minimo ES dei successori − EF — ritardo senza influenza sulle date di inizio precoci dei successori immediati[4].

Le attività con TF = 0 formano il percorso critico. In presenza di dipendenze complesse (SS/FF/SF), lag e calendari, per l'identificazione stabile del percorso critico si applica il criterio del «percorso guidante più lungo» (longest driving path), e non solo la regola «TF = 0»[1][2].

Tipi di dipendenze e lag

In PDM si utilizzano le dipendenze FS (fine-inizio), SS (inizio-inizio), FF (fine-fine), SF (inizio-fine) con possibili lag (positivi/negativi). La presenza di lag e di calendari differenti può modificare la logica del percorso e la valutazione dei margini; si raccomanda di documentare le regole di calcolo e di utilizzare impostazioni uniformi nel software di pianificazione[2][5].

Percorso critico e risorse

La definizione di base del percorso critico non tiene conto dei vincoli di risorse. Dopo il livellamento delle risorse la struttura del percorso può cambiare; in condizioni di risorse limitate l'analisi viene integrata con il concetto di «percorso critico delle risorse» oppure si applica il metodo della catena critica[1].

Utilizzo pratico

  • controllo dei tempi e dei «colli di bottiglia»; focalizzazione delle decisioni gestionali sulle attività del percorso critico;
  • analisi dell'accelerazione: crashing (riduzione delle durate delle attività critiche a fronte di costi aggiuntivi) e fast‑tracking (parallelismo autorizzato), con valutazione dei rischi di rielaborazioni e revisioni[2];
  • valutazione della fattibilità dei termini contrattuali e individuazione delle contraddizioni (margini negativi, vincoli non gestibili);
  • costruzione di diagrammi lineari (diagrammi di Gantt) sulla base del calcolo reticolare e monitoraggio periodico degli scostamenti del percorso critico[1].

Contesto storico

Il concetto di percorso critico è stato formulato alla fine degli anni Cinquanta nell'ambito dello sviluppo del metodo CPM (DuPont/Remington Rand). Il classico articolo del 1959 ha gettato le basi della pianificazione pratica e del calcolo del percorso critico; da allora la metodologia è entrata negli standard di gestione dei progetti[6][7][8].

Errori comuni

  • Considerare il percorso critico come unico: nella pratica esistono spesso più percorsi critici o quasi critici.
  • Utilizzare solo il criterio «TF = 0» senza tenere conto della logica dei legami «guidanti» (driving), dei lag e dei calendari.
  • Perdere la logica critica dopo il livellamento delle risorse senza ricalcolare la rete.
  • Fare affidamento su date fisse e vincoli rigidi che nascondono le vere dipendenze della rete[1][3].

Vedi anche

  • Metodo del percorso critico (CPM)
  • PERT

Bibliografia

  • U.S. GAO. Schedule Assessment Guide: Best Practices for Project Schedules (GAO‑16‑89G). [9]
  • PMI. PMBOK® Guide. [10]
  • NASA. Systems Engineering Handbook (SP‑2016‑6105 Rev2). [11]
  • Kelley, J. E.; Walker, M. R. (1959). Critical‑Path Planning and Scheduling. ACM DL. [12]
  • «Critical path method». Wikipedia (en). [13]
  • Carnegie Mellon University. Fundamental Scheduling Procedures. [14]
  • CSU Pressbooks. Creating an Activity Network Diagram. [15]
  • «Precedence diagram method». Wikipedia (en). [16]

Note

  1. 1.0 1.1 1.2 1.3 1.4 1.5 1.6 U.S. Government Accountability Office (GAO). Schedule Assessment Guide: Best Practices for Project Schedules (GAO‑16‑89G). [1]
  2. 2.0 2.1 2.2 2.3 2.4 «Critical path method». Wikipedia (en). [2]
  3. 3.0 3.1 3.2 Carnegie Mellon University. Fundamental Scheduling Procedures. [3]
  4. Cleveland State University Pressbooks. Creating an Activity Network Diagram. [4]
  5. «Precedence diagram method». Wikipedia (en). [5]
  6. Kelley, J. E., Jr.; Walker, M. R. (1959). «Critical‑Path Planning and Scheduling». IRE‑AIEE‑ACM '59 (Eastern). ACM Digital Library. [6]
  7. Project Management Institute. A Guide to the Project Management Body of Knowledge (PMBOK® Guide). [7]
  8. NASA. Systems Engineering Handbook (NASA/SP‑2016‑6105 Rev2). [8]